C'era un tempo in cui le divinità camminavano tra i papiri e il respiro della terra si confondeva con quello degli uomini. In quel tempo, Ciane era la ninfa più bella delle sorgenti siracusane, custode di acque così limpide da riflettere non solo il cielo, ma l'anima stessa dell'isola.
Il suo destino si intrecciò con l'oscurità quando il suolo tremò sotto i passi di Ade. Il dio degli inferi, rapita la giovane Persefone, cercava un varco per tornare nel suo regno di ombre. Fu qui, presso le rive fertili, che Ciane si oppose con la sola forza del suo coraggio, tentando di sbarrare la strada al carro d'ebano.
"Non è una voce, è una disperazione che si fa materia liquida: una custode che si arrende e si scioglie nel suo stesso dolore."
L'ira di Ade fu terribile, ma il dolore di Ciane lo fu ancora di più. Distrutta per non aver potuto salvare l'amica, la ninfa iniziò a piangere lacrime inesauribili, fino a che il suo corpo stesso non perse consistenza, mutando in una sorgente d'acqua dolce: la Fonte Ciane.
Anapo, il giovane che l'amava perdutamente, nel vederla trasformata non scelse la fuga, ma l'unione. Si mutò anch'egli in fiume per scorrere accanto a lei, intrecciando le sue correnti a quelle della ninfa, affinché nessuno potesse mai più dividerli lungo il cammino verso il mare.